Il contesto e il campo di osservazione
a)I fattori ambientali
b)La classe come cellula
c)La classe e il punto di equilibrio
d)Un’era di cambiamenti
I fattori ambientali
Questo lavoro nasce dall’osservazione continua dell’attività di studio, dall’osservazione dell’attività di insegnamento e dai conseguenti risultati di tali attività.
Il campo di osservazione è quello fornito da una popolazione scolastica di circa 1300 studenti e di circa 100 docenti diversi in un periodo di circa 18 anni.
Utilizzando un’espressione presa a prestito uso dire che detti studenti rappresentano per la nostra scuola dei casi da “pronto soccorso scolastico”.
L’attività tipica di questa scuola non è quella semplice (pur in tutta la sua complessità) dell’istruzione tradizionale, ma è rivolta a studenti particolari, studenti che hanno subito un insuccesso scolastico.
La particolarità è dovuta, però, non già a gravi situazioni di comportamento o di deficit e difficoltà cognitive e comunicative, o altre cause simili, ma si tratta nella maggior parte dei casi di studenti con problemi di socializzazione, o problemi di organizzazione nello studio, o con problemi di attenzione ed in ogni caso con evidenti problemi che definirei di carattere “ambientale” ove questo termine indica particolari condizioni di disagio sfociati in episodi di insuccesso scolastico quali la bocciatura o l’abbandono degli studi.
La classe come cellula
È bene soffermarsi ancora sul concetto di “pronto soccorso scolastico” per capire meglio quali situazioni si presentino a scuola e a tale proposito è bene chiarire il concetto di “fattore ambientale”.
Ogni classe deve intendersi come un sistema in cui studenti, indirizzo di studio, docenti creano una unità autonoma e definita come una cellula, intesa come sistema vitale. Per interpretare le dinamiche di movimento di questa cellula si deve osservare il sistema vitale nella duplice direzione: ogni singola unità che la forma e la sua totalità dove ogni singolo elemento è capace di influenzare gli equilibri del sistema e il sistema nella sua globalità che può essere in grado di influenzare ogni singolo elemento.
La classe e il punto di equilibrio
La classe funziona, cioè il sistema cellula trova il suo equilibrio vitale, quando studenti – corso di studi – docenti trovano un equilibrio nella comunicazione, nella organizzazione, nella pianificazione delle attività.
Può quindi succedere che, talvolta, l’equilibrio venga meno per fattori interni o esterni al sistema generando un problema di ordine ambientale. A puro titolo di esempio si fornisce un semplice elenco di tali possibili situazioni tipo:
- mancanza di omogeneità tra gli studenti della stessa classe per differenze di età, o per differenze sociali;
- disomogeneità nei mezzi valutativi impiegati dai docenti;
- mutazioni del piano di studi pluriennale per intervenute modifiche nei programmi ministeriali;
- presenza in classe di soggetti violenti o capaci di determinare situazioni di disturbo;
- passaggi di studenti da classe a classe (da sezione a sezione);
- importanti modifiche nel regolamento scolastico;
- continue modifiche nel corpo docente e presenza continua di docenti supplenti;
- crisi personali degli studenti (adolescenza, problemi della crescita …);
Quando si verifica uno o più fatti di questo tipo, si manifesta una situazione di crisi e il sistema perde il suo equilibrio.
Tipicamente i soggetti che accusano maggiormente la crisi sono gli studenti che entrando in una condizione di disagio possono andare incontro ad un insuccesso negli studi.
Poiché abbiamo parlato di fattori interni e di fattori esterni è bene notare che certe situazioni di disagio possono essere indotte anche da particolari situazioni familiari: adozioni, separazioni, liti; difficoltà sociali dovute a ristrettezze economiche o a eccessiva agiatezza; condizioni particolari di vita sociale o di comportamenti a rischio.
In ogni caso dette situazioni si riflettono direttamente sul sistema classe e possono interessare sia il soggetto “portatore” del problema sia altri soggetti ad esso collegato.
Un’era di cambiamenti
Il rapporto tra studente e scuola e tra studente e studio sta cambiando, soprattutto negli ultimi anni.
Alcuni eventi hanno favorito questo cambiamento.
Il primo fatto riguarda la quasi scomparsa dei trimestri a favore dei quadrimestri. Il secondo riguarda l’introduzione del debito scolastico.
Capita sovente, nella nostra attività di recupero scolastico, di accogliere studenti e famiglie e di sentire le loro dirette testimonianze su alcuni fatti di vita scolastica.
Molto spesso, quasi sempre, ci si trova di fronte ad una scarsa consapevolezza sul significato del debito scolastico. Esso rappresenta di fatto e di diritto una promozione “sospesa” in cui il prosieguo degli studi e la possibilità di rimediare sulle lacune accumulate nell’anno scolastico, cui si riferiscono i debiti, è posticipata al possibile evento favorevole di detto rimedio.
È largamente diffuso, tra gli utenti del nostro istituto, un senso diverso, una diversa interpretazione del debito scolastico. Viene generalmente inteso come una “bocciatura scampata”, proprio nel senso dello scampato pericolo, una sorta di bonus, di jolly, da spendere a proprio favore in un momento particolare e sfortunato della carriera scolastica capace di rimediare un possibile esito negativo.
In questo senso ritengo che, almeno tra questa tipologia di utenza, manchi una appropriata informazione a riguardo.
Per ciò che riguarda l’introduzione dei quadrimestri si verifica invece, sempre osservando la medesima utenza, che l’organizzazione dello studio a casa, di detti studenti, è fatta seguendo la data del quadrimestre come unico punto di riferimento.
La mole di lavoro da svolgere per le valutazioni di tale periodo è tale per cui si può facilmente intuire la naturale conseguenza.
Per onore del vero va anche detto che taluni docenti organizzano le valutazioni solo a ridosso degli scrutini e traggono conclusioni sul profitto degli studenti secondo una sterile e poco attendibile media aritmetica tra risultati dei due quadrimestri, riducendo in termini puramente amministrativi un concetto di valutazione dal significato ben più ampio.
Da questa osservazione si può ben dire che fatti come quelli appena esposti, quando riferiti a soggetti deboli, con rendimento medio o mediocre, provocano situazioni di disagio al pari di quelle che abbiamo definito di ordine ambientale.
Da tutte queste valutazioni e dalla convinzione che una metodologia nuova e attenta ai problemi che abbiamo definito ambientali possa influenzare positivamente una nuova coscienza scolastica di molti studenti in crisi e possa aiutarli a tentare un nuovo approccio positivo con la scuola ma, soprattutto, con lo studio, nasce l’idea di una scuola circolare.
Una scuola circolare perché si individuano quattro fasi cicliche dell’attività di studio e perché lo studio è così inteso in modo dinamico. Un metodo che ripropone in modo critico un nuovo modo di intendere lo studio e le sue fasi componenti e il ruolo del docente e dello studente.